Tratto dall’esperienza dell’autrice, il romanzo narra la storia di una bambina di origine ebrea che affronta da sola un viaggio di tremila chilometri attraverso l’Europa invasa dai nazisti.
Misha Defonseca ha voluto trasferire sulle pagine la sua esperienza infantile non solo per denunciare le persecuzioni agli ebrei, ma anche per testimoniare quanto gli animali possano essere più umani degli stessi uomini. Scorrendo nella lettura si percepisce sin dalle prime note quanto gli uomini abbiano compiuto atti privi di senso sulla base di ideali illogici, al contrario degli animali che, pur non possedendo l’intelligenza umana, uccidono solo per sopravvivere. Il libro è stato scritto con la collaborazione di Vera Lee che ha aiutato la Defonseca a raccogliere i suoi ricordi in francese per poi tradurli in lingua inglese.
Bruxells, primavera del 1941. Qui ha inizio la storia di “Mischke”, una bambina alla quale vengono deportati i genitori e che viene ospitata presso una famiglia di sconosciuti. La bambina non accetta la lontananza dai suoi cari e si rifiuta di sottostare alle continue umiliazioni da parte di “Madame De Wael”, tanto da fuggire verso est. Misha ha con sé solo uno zainetto con dentro lo stretto necessario alla sopravvivenza, tra cui una bussola che l’aiuterà, per tutta la durata del viaggio, a seguire la direzione agognata. Ma l’avventura si presenterà assai dura e difficile: la stanchezza per le lunghe distanze percorse a piedi, il freddo, la fame, la solitudine e la paura di essere braccata dai tedeschi, l’accompagneranno costantemente senza tregua. Nella continua lotta tra la vita e la morte Misha trarrà inaspettatamente la sua forza dai lupi incontrati nei boschi nel suo lungo peregrinare. La bambina non avrebbe mai potuto sospettare che quelle creature selvatiche sarebbero diventate i suoi migliori amici. Con loro la vita nei boschi diventa un’avventura piacevole, dove le strategie per la sopravvivenza quotidiana sembrano quasi un gioco divertente e pieno di calore, capace di infonderle quel senso di affetto e di appartenenza che ormai non si aspetta più dagli esseri umani.
Una splendida storia, da cui è stato tratto il film omonimo uscito nelle sale recentemente, narrata con un linguaggio semplice ma suggestivo, in bilico tra fatti reali della storia passata e la fervida fantasia dell’autrice.
Patrizia Ferraro