Che cosa succede dopo? Che cosa resta, quando non esiste più un dopo?
Quando il mondo, dopo l’apocalisse, non è che un involucro grigio, sterile, morto.
Niente ha più un nome, un senso, un significato. Tutto appare svuotato, inutile.
Rimangono, seguendo l’antica legge della natura, i due opposti: il bene e il male, i buoni e i cattivi.
Restano intatti i bisogni insopprimibili, gli istinti primordiali: il cibo, il sonno, il desiderio di collettività, la necessità di raggiungere una meta.
Chi è sopravvissuto lotta quotidianamente con una terra arida, ostile. Deve necessariamente schierarsi dalla parte dei buoni o nelle bande di predoni, che pattugliano la strada, decisi a rimanere in vita ad ogni costo, dimenticando i valori più importanti, quelle regole mai scritte che distinguono l’uomo dall’animale.
Nella visione post-apocalittica Mccarthiana, un padre e un figlio viaggiano su strade che non hanno più un nome, che non portano in nessun luogo, perché ogni posto è uguale all’altro. Si trascinano alla ricerca di qualcosa da mangiare, portando con sé un carrello del supermercato, qualche coperta, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia e una pistola per difendersi, per non perdere quelle poche cose che segnano il confine tra vivere o morire. Si dirigono verso il mare, sperando in un sole, che, anche se ridotto ad ombra, potrebbe generare un barlume di vita.
Eppure, tra tanta desolazione e tanta ferocia, si eleva la tenerezza, il sentimento che lega un padre e un figlio. Il loro reciproco amore, il loro rapporto puro e commuovente, il bisogno di piccoli gesti quotidiani, rappresenta la differenza in un’umanità tradita, la speranza di un futuro in un mondo rimasto senza.
McCarthy non si sofferma a spiegare come è avvenuta l’apocalisse, comincia dal dopo, quando nel nuovo equilibrio il sistema dei valori è cambiato, dove però rimane intatto il sentimento di un padre che cerca di proteggere il figlio ad ogni costo, dove il bambino simboleggia tutti i bambini, l’intera umanità, incarnando il ruolo di nuovo Messia che porta con sé il fuoco, la speranza di una rinascita, di un mondo migliore.
Nel romanzo di McCarthy la strada è la nostalgia di un mondo perduto, è la consapevolezza della crudeltà e della stupidità dell’uomo. È una risposta profetica, straziante, che rimane addosso, sotto la pelle, che non si riesce a dimenticare, che trascina magneticamente pagina dopo pagina con crescente intensità in una dimensione irreale, e tuttavia sorprendentemente realistica.
Elisa Bisio