Quarantatré brevi racconti, altrettante brevi anomalie di cui vi consiglio caldamente la lettura nei momenti più inaspettati. Per farsi sorprendere e, perché no, per rivitalizzare i tempi morti della giornata con una morbida terapia d’urto. Non c’è confortevole poltrona che tenga quando si abbassano le luci in platea: qualcosa salta sempre fuori dal cilindro, perciò tanto vale lasciarsi catapultare nell’imprevisto e stupirsi. Prima conseguenza: sparisce su per la manica la realtà che siamo abituati a comprare all’edicola dell’angolo. Non ci sono più certezze, non si sa mai come andrà a finire. Dopotutto, si tratta pur sempre di magia.
ABRAM KADABRAM…
Ci avvolge lo straniamento commovente e ironico dei racconti di Etgar Keret, a volte assurdo, grottesco o surreale. Una sostanza volatile che procura un imprevisto nodo in gola, o un sorriso. Si può materializzare uno sfacciato finale che lascia perplessi, col libro tra le mani e il sospetto di essere stati abbindolati. Eppure…
La qualità dello spettacolo è un profumo di sensazioni che attraversa il mare, echeggia la quotidianità lontana e prossima d’Israele, dove convivono fantasmi del passato e del presente. Amori, abbandoni, tradimenti. Bambini che sognano in libertà, bevute tra amici, sbronze colossali. Sfoghi. Taciti accordi di convivenza, solitudini, compleanni, liti, perdite e attese. Può capitare che la morte tangibile sieda con te allo stadio e di osservarla di sottecchi e odiarla, che qualcuno possieda il potere di fermare il tempo, che i dolori mutino in cadaveri di insetti appesi ai lampadari. La vita può essere amara e crudele, spietata. Ricca, gonfia. Salata. Come la svelta scrittura di Etgar Keret, rapida e impercepibile come un trucco da illusionisti, sincera fino all’inverosimile, ma resta sempre il tarlo del dubbio. Potere della prestidigitazione: alla domanda come andrà a finire questa storia, la risposta non è univoca. Chi può mai dirlo? A volte non si capisce niente, a volte si capisce troppo. Bisogna per forza lasciare in cantina i discorsi con capo e coda, chiudere gli occhi e… ABRAM KADABRAM!
Chiusosi il sipario, voltata l’ultima pagina, si torna alla realtà.
Ma l’abbiamo mai lasciata?
Marco Milini