Se cominciassi dalla fine vi dovrei parlare di una strana coincidenza, di quelle che fanno restare di stucco, che mi è capitata leggendo le ultime pagine di questo libro. Se così facessi, però, dovrei anche rivelarvi alcuni dettagli sul finale e credo che molti di voi non me lo perdonerebbero mai. Motivo per cui mi morderò la lingua e non lo farò. Vi dirò invece che ho incontrato questo libro mentre mi aggiravo famelico tra gli stand della fiera della piccola e media editoria di Roma: mentre bordeggiavo lo stand di Iperborea, subito mi ha incuriosito la sua copertina. Allora l’ho preso in mano e aperto, ho gongolato vedendo citati i Motorpsycho (se non li avete mai sentiti, fatelo ora) e infine l’incipit mi ha convinto: “La persona che ami è fatta per il 72,8% d’acqua e non piove da settimane.”
È così che ho acquistato una copia di Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?, di Johan Harstad, giovane scrittore norvegese, che nel 2001 ha esordito con una raccolta di racconti. Questo è il suo primo romanzo: la storia di Mattias attraversa paesaggi nordici intrisi di riverberi di antiche saghe, fiordi, luce, freddo; occhi strizzati sull’immensità. Scrittura chiara e nitida, cristallina, talvolta lirica, per riempire il cuore oltre che le pagine. E poi Buzz Aldrin, il secondo uomo sulla luna, di cui nessuno si ricorda. La voce confidenziale del protagonista che diventa intimamente familiare nelle quattrocentocinquanta pagine che passano rapide come un treno da Stavanger, in Norvegia, avamposto per lo sfruttamento petrolifero dei giacimenti del Mare del Nord, alle isole Faroe: per seguire in tournée il vostro migliore amico e la sua band, i Perkleiva, di cui non avete mai voluto fare parte. Un passato che riaffiora, una coscienza che si articola e ricompone. La musica che accompagna ogni pagina, come il suono del mare. Amori, disillusioni, morti, gioie. Molta sana e autentica ironia. Avete mai cantato bene da fermare il tempo? Se volete sapere com’è, leggete Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?
Marco Milini