NOVITA'

LA MIA STORIA LA NOSTRA STORIA
Concorso 2014


Settanta anni fa aerei da guerra solcavano i cieli dell’Europa, capi di stato e dittatori parlavano alle folle, parenti e amici partivano per destinazioni lontane: qualcuno tornava, qualcuno no; altri sparivano, altri ancora aspettavano. Alla sera, nelle case dalle finestre oscurate c’era chi si collegava con una radio straniera cercando di captarne le parole, altri preparavano come potevano una cena utile alla sopravvivenza.  I bambini giocavano in strada o nei cortili con giocattoli poveri, palle e bambole di pezza, nelle giornate di sole l’aria era tersa e si poteva passeggiare, e le donne indossavano vestitini a fiori fatti in casa, scarpe con la suola alta, spesso di legno. Oggi coloro che hanno vissuto quei giorni sono rimasti in pochi: chi è venuto dopo conosce quelle storie da genitori e nonni e spesso immagina quel mondo in bianco e nero, come appare da foto e cinegiornali d’epoca. Più tardi, quando si ricominciò a vedere il futuro, nacquero tanti bambini in pochi anni: un piccolo esercito per il quale si prospettava un avvenire luminoso, lontano da guerra e fame, libero e felice. Nuovi oggetti cominciarono a entrare nelle case: frigoriferi, lavatrici, televisioni, segni di un benessere conquistato giorno per giorno eppure a portata di mano. Nuove case che odoravano di intonaco in quartieri nuovi, alla fine della città, nuove automobili di lamiera colorata da stipare di bimbi,  giocattoli di plastica, e valigie. Ecco le vacanze al mare, d’estate, su spiagge bianche e semivuote, con la brezza che fa sbattere le falde colorate dei radi ombrelloni e porta l’odore di mare e di cibo casalingo, mentre su atolli e deserti di paesi lontani si alzano verso il cielo enormi funghi incandescenti. Ma all’improvviso - ma forse non è all’improvviso - il futuro radioso di quell’esercito di bambini sembra restringersi un po’: i bambini sono diventati ragazzi e ragazze, anzi sono diventati “i giovani”,  e vogliono occupare il mondo. Questo è vasto, promette lotte ed emozioni a tutti, sia ai vincitori che agli sconfitti, perché possiede la bellezza di una terra da scoprire, è appassionante come una città tutta da costruire, può incantare come un caleidoscopio: in esso ci si può avventurare come in uno dei giochi dell’infanzia. Ma non sempre le cose vanno come immaginato: i percorsi si fanno spesso tortuosi, il cammino faticoso come un’arrampicata, i rapporti complicati, ci si può trovare imprevedibilmente in un altro luogo dove forse non si voleva andare, con una nuova identità. Nelle strade delle città italiane, ora ingombre di macchine e di smog, può capitare talvolta di imbattersi in un piccolo assembramento di persone, e in terra, tra le loro gambe, vedere il cadavere di un uomo con la borsa da lavoro accanto e una pallottola in fronte. Quasi in diretta, quelle stesse immagini compaiono poi sui teleschermi in tutte le case, e vengono viste, di nuovo in bianco e nero, da famiglie riunite per il pranzo o la cena intorno alla tavola apparecchiata  sulla quale, spesso, è da tempo calato il silenzio. I “giovani”, infatti, sorprendendo tutti, si sono messi anche loro a combattere battaglie e guerre mai viste prima, private  o collettive, reali o inventate, di cui qualche volta è difficile comprendere l’origine e la fine. Alcuni vincono la scommessa, qualcuno perde la vita, altri navigano a vista, con le orecchie piene di nuova musica ed echi di vere guerre lontane ma onnipresenti; tutti però vanno controvento, perché il bello deve ancora venire. Ma ecco che il vento cambia direzione: i “giovani” non sono più tanto giovani e adesso si deve pensare al denaro ed essere sempre vincenti. Ora la televisione è a colori e in ogni casa ce n’è più di una: si vede tutto in diretta, anche le immagini delle più terribili tragedie non sono più velate da quel cupo e distaccato bianco e nero, ma appartengono alla vita quotidiana di tutti e al tempo stesso sembrano un videogioco. Le immagini corrono da un capo all’altro del mondo alla velocità della luce;  le distanze si sono azzerate, e a chi cammina nella sua città può accadere di riconoscere dei luoghi altrimenti noti non dagli odori, dai colori, dalle facce, ma  solo dalle architetture d’epoca. I giovani di un tempo vedono che i giovani di oggi passano molto tempo chini davanti un computer o a un altro apparecchio elettronico, scambiando messaggi in italiano basico con persone che possono vedere solo sul display; temono che i loro figli e nipoti confondano il reale con il virtuale e si preoccupano che il loro futuro sia popolato da catastrofi ecologiche ed economiche, che debbano vivere senza le sicurezze che a loro stessi in un tempo lontano erano state offerte e che avevano rifiutato: e di quel rifiuto non amano parlare perché se ne pentono solo in superficie ma non nel profondo del cuore. I loro figli e nipoti, invece, spesso inconsapevolmente, stanno anche loro conducendo una battaglia per il loro incerto futuro: vogliono riuscire a vedere il loro volto allo specchio, uno specchio appannato da immagini sempre diverse e sempre uguali ma tutte ugualmente perentorie nel porsi come modello vincente. Cercano una “normalità” che non è né quella dei genitori, né quella dei nonni, né quella dei padroni del grande mercato globale. Di tutto il resto poco sanno e vogliono sapere, e nulla ricordano.

Queste parole sono dedicate agli italiani. A tutti coloro che sono nati o vivono in Italia, hanno lavorato o non hanno lavorato, hanno viaggiato, sono andati altrove per necessità, per curiosità o cercando qualcosa, hanno lasciato la città per la campagna o la campagna per la città, sono rimasti sempre nella loro casa o l’hanno cambiata più volte; vivono da soli o hanno un compagno, una compagna, figli, una famiglia, cani, gatti, o nessuno al mondo; hanno amato e sono stati amati, sono stati lasciati e hanno lasciato, hanno tradito o sono stati traditi, sono rimasti soli o vivono felicemente insieme; hanno cambiato lavoro, marito o moglie, abitudini, idee; sono diventati ricchi o poveri, sono stati malati, in carcere, in convento, in analisi, in un’isola deserta o a leggere sulla poltrona di casa loro; sono felici, infelici, malinconici, ottimisti; hanno ricominciato tutto o non hanno voglia di ricominciare; hanno rimpianti oppure rifarebbero tutto uguale; ripensano con serenità, amarezza o nostalgia alle storie della propria vita.

SCRIVETE UNA STORIA: LE STORIE DI TUTTI NOI, INTRECCIATE TRA LORO, SONO LA STORIA DELL’ITALIA.


BANDO DI CONCORSO

Il progetto “La mia storia, la nostra storia” si propone di tracciare un affresco dell’Italia di oggi e di ieri attraverso i racconti delle esperienze individuali degli italiani. Sulla storia d’Italia, con la maiuscola o la minuscola, molto si è già scritto, ma quasi sempre con un taglio di carattere sociologico o politico, meno spesso antropologico: nonostante ciò molti aspetti della nostra storia, soprattutto recente, sono rimasti in ombra, e le analisi in genere non riescono a rendere appieno quelli che erano i riferimenti, le aspettative, l’odore e il sapore di anni lontani o vicini della nostra storia. A ciò va aggiunto il fatto che i testimoni degli eventi cruciali di settanta o ottanta anni fa sono ormai rimasti in pochi e che le generazioni più giovani sembrano aver perso la memoria di eventi anche recenti. Ciò che è richiesto agli autori sono storie vissute in prima persona o anche scritte da genitori e nonni e inviate da figli e nipoti. L’unico vincolo tematico è quello di raccontare una storia ambientata in Italia e in cui il contesto spazio-temporale risulti evidente e connesso alla storia stessa. Il racconto-testimonianza dovrà avere un carattere prettamente narrativo e non saggistico, ovvero contenere eventi della storia personale anche minimi, e riportare fatti inseriti nella quotidianità, o che al contrario la rompano. Lo sguardo sulla realtà italiana deve comunque essere posato dall’interno e non dall’esterno di essa. I testi saranno valutati in base alla loro qualità di scrittura e alla capacità di contestualizzare le storie. I testi dovranno avere una lunghezza compresa tra 1 e 12 cartelle (una cartella = 2.000 battute circa). Saranno presi in esame i racconti arrivati tra l’1 gennaio e il 31 dicembre 2014. I migliori tra essi, preselezionati in forma anonima dalla redazione del Laboratorio Gutenberg, verranno periodicamente posti in rete in uno spazio collegato al nostro sito, dove rimarranno in permanenza. Alla fine dell’anno, con voto interno ed esterno, verranno ulteriormente selezionati 35 testi che saranno sottoposti all’esame di una giuria qualificata, avente il compito di dichiarare il vincitore. I trentacinque racconti finalisti verranno quindi editati e pubblicati in volume dalle Edizioni Laboratorio Gutenberg, mentre al vincitore sarà assegnato un premio di 200 euro e una targa in argento.

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